Articoli 2010
Leggi articolo: Intervista ad Hari Simran
Leggi articolo: Sofferenza e coraggio di vivere
Leggi articolo: Passare dalla crisi alla serenità
Articoli e video 2009
Vedi il video su Youtube: Il Centro Yogasangat allo YOGA FESTIVAL 2009 di Roma
Leggi articolo: Messaggio per un 2009 pieno di consapevolezza
Intervista ad Hari Simran (da Notiziario Tiburtino)
Maestro, vorrei cominciare dalla sua personale esperienza: cosa l’ha ispirata a praticare lo Yoga?
Maestro! Troppo generoso. Sono un Insegnante qualificato che insegna in Italia e all’estero da decenni, sono stato per ventiquattro anni studente diretto di uno dei grandi Maestri di Yoga del ‘900, il Maestro Yogi Bhajan, fino a quando ha lasciato il corpo fisico nel 2004. Ho raggiunto una certa maestria nell’insegnamento, ma essere un Maestro è un’altra cosa: nello Yoga significa aver raggiunto l’assenza di conflitto interiore, l’ integrazione e la consapevolezza di tutti gli aspetti dell’esistenza. Tra Insegnante e Maestro c’è quindi una bella differenza, potremmo paragonarla alla differenza che passa tra la serenità e la felicità. Sono stato ispirato a cominciare la pratica dalla mia prima ”casuale” lezione di Yoga nel gennaio del 1979, dall’incontro con un Insegnante esperto e generoso che poi mi ha fatto incontrare colui che è diventato il “mio” Maestro.
Sono passati molti anni, cosa ricorda di quel periodo e come è cambiato il suo rapporto con lo Yoga?
Ricordo il mio entusiasmo di principiante e il mio impegno. Oggi sono consapevole che una mentalità da principiante e l’impegno nel progredire nella pratica sono due caratteristiche fondamentali per continuare a praticare ed insegnare con successo. Allora tutto era nuovo, i pochi che praticavano non potevano attingere a molto materiale didattico, avevamo a disposizione però la nostra pratica e i nostri insegnanti. Oggi la diffusione della pratica dello Yoga è accompagnata da una moltitudine di testi e di possibilità di pratica. Questo da una parte ha semplificato l’approccio allo Yoga, dall’altra lo ha complicato perché è scaduto il livello degli insegnanti. Molti di questi si sono a dir poco improvvisati. Trenta anni fa vedevo lo Yoga come una finestra aperta sul Sé interiore oggi lo vedo come una tecnologia che ci aiuta a vivere in armonia con noi stessi e con tutti gli aspetti della nostra vita.
Ma nella vita bisogna sempre partire da se stessi?
Non ti chiederò mai di credermi. Sperimenta e vedi cosa succede. Prova a non amare te stesso e vedi se riesci ad amare qualcuno. Devi avere dei valori umani per poterli poi trasmettere e avere così un comportamento umano con gli altri. Se hai un certo grado di conflitto interiore questo tuo conflitto lo porterai con te e prima o poi salterà fuori nel tuo rapporto con gli altri e con ciò che ti circonda.
Qual è La cosa più importante nello Yoga?
La consapevolezza. Se non sai cosa ti succede almeno ascoltati e datti una possibilità. Se non sei in grado di cambiare qualcosa di te almeno devi esserne consapevole e ammetterlo. La consapevolezza parte dall’umiltà e ti porta verso un reale stato di benessere. A cosa serve far credere a te stesso che stai bene se non stai bene? Devi imparare ad ascoltare te stesso. Per conoscerti. Puoi anche non sapere chi sei, per il momento, ma almeno devi sapere dove sei. La tua longitudine e la tua latitudine. Che cosa ci stai a fare qui sulla terra. Comprendere che sei un essere creativo che può vivere in armonia con se stesso. Allora puoi servire te stesso e quindi gli altri. Altrimenti è un procedere caotico fatto di continue azioni ripetitive. Insomma cadi sempre negli stessi errori. Bisogna imparare ad agire di più e reagire di meno. Devi capire che in te c’è una forza vera e tu puoi attingere a questa per vivere il tuo quotidiano.
Molti pensano che lo Yoga sia una religione oppure che chi pratica debba cambiare vita.
Ho camminato per le strade del mondo e ho visto persone di ogni religione o credo o non religione praticare lo Yoga e trovarne beneficio. Nei secoli, direi nei millenni, lo Yoga è stato praticato in India e fuori dall’India da persone appartenenti a qualunque contesto sociale, religioso e climatico. Se lo Yoga si è trasmesso fino a noi e si diffonde con grande successo nella società moderna lo si deve soprattutto alla sua efficacia. Lo Yoga stimola la capacità di consapevolezza che c’è già in ciascuno di noi. Per questo ti aiuta a capire in cosa credi e quanto ci credi. Tutti vogliamo cambiare ma la cosa importante è cambiare per stare bene. Se continuo ad insegnare è perché vedo come lo Yoga sostenga le persone e le rigeneri.
Ha parlato di pratica e consapevolezza. Mi può fare un esempio pratico?
Quando una persona comincia a praticare vogliamo che sia consapevole innanzitutto del suo respiro. Ogni variazione nello stato emotivo implica un cambiamento nella respirazione. Se non si corregge la cosa il respirare male diventa cronico. Di conseguenza nella persona diventa cronica la sua instabilità emotiva. Nella società moderna le continue sollecitazioni del sistema nervoso rendono la persona fragile e succube degli eventi, cioè aggressiva o depressa. Se questa fragilità non viene curata diventa cronica e la persona tenderà a credere di essere fragile o che vivere in un certo modo sia normale. Come guidare sempre a trecento all’ora o pretendere di procedere con il freno a mano tirato. Ma non si può respirare correttamente eseguendo tutte le fasi della respirazione corretta se non si allena la muscolatura a produrre certi movimenti e come è possibile fare tutto ciò senza concentrarsi adeguatamente? Per questo nello Yoga ogni lezione si compone di una sequenza precisa di esercizi che combinano la postura o il movimento con la respirazione e la concentrazione. Ogni set di Yoga è studiato per produrre un effetto di benessere preciso. Come vedi non è la stessa cosa che saltare con le cuffie in testa mentre guardi uno schermo. Agli esercizi seguono un rilassamento guidato per distribuire le energie stimolate durante gli esercizi e tecniche di concentrazione e di meditazione.
Si parla molto nello Yoga di meditazione e concentrazione.
La meditazione è la capacità di ripulire la mente da tutta una serie di scorie mentali, come pensieri frustranti, paure, dubbi assillanti e altro ancora. Queste scorie mentali non vengono prodotte da qualcuno e da altri invece no. Il computer ha una funzione” cestino” ma se non spostiamo i file nel cestino prima o poi il computer si intasa. La mente, che ha prodotto il computer, ha bisogno di attivare la stessa funzione altrimenti questi pensieri vagheranno nella mente intasandola. Meditare quindi non è un optional ma una attività che tutti devono svolgere. La concentrazione è la capacità di focalizzare la mente. Nello Yoga abbiamo una intera scienza al nostro servizio per sviluppare entrambe.
Lei ha un lungo curriculum, cura progetti per i Municipi romani, il carcere di Rebibbia, ospedali..Cosa vorrebbe realizzare per Tivoli.
Vorrei servire questa comunità nella quale sono venuto a vivere trasmettendo umilmente ciò che ho imparato e che può esservi utile.
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Sofferenza e coraggio di vivere (da Notiziario Tiburtino)
Questa mattina, tra la valle dell’Aniene e le vestigia nascoste nel verde dell’antico tempio d’Ercole, un arcobaleno, come solo la natura e i bambini sanno disegnare, ci ha salutato proprio nel momento in cui i nostri figli, i destinatari più capaci di cogliere con entusiasmo questo dono celeste, si avvicinavano alla soglia delle scuole. Perfetto nella sua curva sembrava volesse indicare una porta tra due mondi apparentemente distinti ma comunicanti a chi sapesse vedere. Tre manifestazioni, l’arco e i due spazi comunicanti, che sembrano affermare una antica verità. L’arcobaleno è per l’Umanità annuncio del ritorno della luce e del calore, fine della pioggia e manifestazione cromatica dell’unità e della bellezza della vita. Ancor prima che il manto oscuro e ondeggiante delle nuvole si fosse spostato, l’arcobaleno si era regalmente imposto a qualunque altro spettacolo naturale. La luce del mattino e una manciata di raggi solari, come volessero sottolineare quel silenzioso messaggio, esaltavano qua e là alcuni elementi del paesaggio. I melograni panciuti sembravano più rossi, si esaltavano sui muri delle case i nobili e bianchi marmi fino a mostrare chiaramente i segni degli utensili che avevano dato loro la prima forma, qualche sparuto grappolo di pizzutello ondeggiava succoso nel vento. Il campanile del Duomo sarebbe da lì a poco scomparso tra le nubi basse per comparire di nuovo con le note metalliche delle sue campane. Si guardavano in faccia come tutte le mattine gli impegni della giornata e la favola della nostra vita.
Al mattino ci risvegliamo, ammesso che abbiamo potuto dormire, con addosso un abito che non lasceremo a casa e che porteremo sia con la pioggia che con il vento, con il sereno e il brutto tempo: un vestito che è fatto dell’ansia di affrontare la nostra giornata. Che la vita sia sofferenza lo ha detto anche il Bhudda. Che ha prontamente aggiunto che non solo c’è una causa della sofferenza ma anche una fine della causa della sofferenza. Mi sembra evidente che non solo soffriamo degli stessi mali ma che siamo tutti malati. Possiamo tuttavia decidere di curarci ipotizzando non solo un paliativo alle nostre condizioni e alle circostanze ma una vera fine della sofferenza. Che non vuol dire fine delle difficoltà ma trovare in noi la forza di affrontarle. Un insegnante di Yoga condivide senza discriminazioni e omissioni quella conoscenza attraverso la quale lo studente può affrontare la sua vita. Spesso si delega a qualcuno o a qualcosa la capacità di far “sparire” i problemi dalla nostra vita ma ciò non ci è concesso e crederlo è pura illusione. Siamo chiamati a scoprire la nostra creatività e a combinarla con quei valori di solidarietà e compassione che ci rendono umani. Eppure se osserviamo la nostra esistenza sembra orientata quasi unicamente al sopravvivere. Sopravvivere a cosa? Soprattutto alla nostra agenda quotidiana. Si capisce che non possiamo eludere le nostre responsabilità e le nostre necessità. Ma allora perché tentare di farlo? Non sarebbe meglio rivedere la nostra vita alla luce di una possibilità di vivere con serenità e soddisfazione? Essere efficienti è possibile ma può essere fatto solo se siamo in grado di riconoscere che abbiamo bisogno di rigenerarci contemporaneamente nelle tre componenti dell’essere umano: il corpo, la mente e lo spirito. Se nutriremo solo uno o due aspetti su tre inevitabilmente uno o due parti di Noi si ammaleranno. Ci sono malattie di cui siamo consapevoli e altre di cui non siamo consapevoli: anche questo è un segno che abbiamo trascurato una parte di noi. L’essere umano deve vivere per sua natura in maniera totale e questo spesso a dispetto di ciò che vive. E’importante ciò che si vive ma è molto più importante come lo si vive.
Hari Simran
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Passare dalla crisi alla serenità (da Notiziario Tiburtino)
La crisi fa parte del naturale processo di trasformazione.L’anima individuale si incarna in un contesto familiare e sociale e ognuno, condividendo l’esperienza terrena con altre anime, procede lungo un percorso di arricchimento della consapevolezza. La vita umana è dunque un’opportunità che tutti abbiamo di fare esperienza. Solo attraverso l’esperienza possiamo completare il percorso che conduce alla consapevolezza dell’esistenza. Possiamo farlo però solo se l’esperienza e davvero consapevole, cioè se comprendiamo pienamente ciò che stiamo vivendo. Per questo parliamo di evoluzione della consapevolezza. Nella consapevolezza c’è quella spinta fondamentale e unica che ci porta alla Coscienza. Questa attrazione nasce dal fatto che la Coscienza stessa gioisce dell’esperienza umana e si nutre della consapevolezza che ne deriva. Nello Yoga diciamo che la coscienza individuale si unisce alla coscienza assoluta. Ecco a cosa serve la vita e lo sforzo che comporta vivere: creare coscienza. Ma questa vita serve solo a soddisfare un’entità lontana? Ecco affiorare la prima crisi: la ricerca del perché di questa vita osservandola da un punto di vista dualistico. Da una parte”me” e dall’altra un’”entità”soprannaturale e distinta da me. E’ già netta e fortemente delineata la differenza tra “me” e “l’altro”. Ma la crisi contiene in sé il seme della trasformazione armonica. Purtroppo l’ostacolo che noi poniamo a questo punto è un motivo di ulteriore crisi: non riuscendo a trovare sempre il modo di riavvicinare le due “parti”entriamo nella angusta dimensione del senso di colpa. Come diceva Yogi Bhajan, il mio Maestro: “Il senso di colpa reca con sé un regalo: il dubbio”. Come si sa il dubbio può essere devastante per l’individuo. Lo è potenzialmente perché mette appunto in dubbio l’integrità della persona, del suo sentire e pensare e l’idea stessa di unità interiore. Quest’ultima è necessaria affinché le file dell’ esercito dei nostri buoni propositi e delle nostre buone qualità non si rompano di fronte a quel nemico, determinato e sempre in agguato, che nega tanto le qualità quanto i buoni propositi. Cosa può riaffermare quel diritto all’unità interiore una volta che esso si è sfasciato? Come trasformiamo il dubbio in un momento di crescita? Cosa può rigenerarci e donarci una rinnovata prospettiva di integrazione? Come possiamo confrontarci con le urgenti richieste della vita integrando tutti gli aspetti esistenziali e rimanere così sereni? Cosa può darci il giusto senso di appartenenza al progetto cosmico che, troppo spesso viene negato dagli esseri umani mentre viene sempre più evidenziato dagli scienziati? Come possiamo riconoscere il tutto dentro di noi? Porci una tale domanda e comprenderne la portata ci impone un momento di ascolto. Non dico di silenzio, che sarebbe troppo astratto. Sto parlando di ascolto. Ma l’ascolto richiede spazio per accogliere. La vita ci parla sempre. Per dirla con i biologi moderni: nelle parti più infinitesimali delle cellule c’è movimento e impulso. Tutto il cosmo si muove e tutte le cellule interagiscono. Il tutto è in continua comunicazione col singolo e viceversa. Dell’impulso sappiamo che c’è ma non sappiamo come si genera e quindi da dove provenga. Abbiamo tuttavia constatato, attraverso la storia dell’umanità e del cosmo, che c’è stato sempre un insieme, un “noi”. Se in tutte le cellule c’è questo impulso lo possiamo considerare tanto essenza che attributo di “ciò che c’è sempre”.
Il Maestro usa il dubbio per risvegliare nello studente la sua capacità di rinnovamento. Lo mette in crisi per stimolarlo ad uscire da uno schema fisso e obsoleto. Lo mette sotto pressione in modo tale che da carbone possa diventare diamante. Guai se lo studente vivesse sempre delle certezze fornite dal Maestro e/o delle sue esperienze precedenti di individuo. Troppa certezza genera azioni fisse e ripetitive che ci possono portare a tentare di risolvere i problemi nello stesso modo o ad abbandonare in partenza le iniziative per un’eventuale risoluzione dei conflitti. Nei casi peggiori si genera il fanatismo. Quando sentiamo un sano bisogno di novità e riconosciamo in questo elemento di novità la sua importanza per il nostro benessere dobbiamo essere pronti a cedere qualcosa del vecchio equilibrio. In poche parole che qualcosa ci venga sottratto. Come un albero perde le foglie secche in autunno o come svuotiamo un bicchiere colmo d’acqua al quale vogliamo aggiungere uno sciroppo, così dobbiamo sottrarre qualcosa alle nostre convinzioni per aggiungere un elemento nuovo che ci dia maggiore consapevolezza della vita.
Molto spesso le soluzioni alle nostre difficoltà nel vivere vengono da noi negate perché nella mente non c’è spazio anche soltanto per una possibile soluzione. L’incapacità di creare spazio nella mente è una delle ragioni di fondo del pessimismo. La tendenza è di riaffermare quello che noi conosciamo della vita senza concederci la possibilità di arricchirci attraverso un nuovo confronto, sia con noi stessi che con gli altri. Ma niente si ripete. Fissarci in una visione parziale della vita ci porta a smettere di crescere e ipotizzare la nostra felicità. Questo è un chiaro sintomo della mancanza di pulizia delle scorie mentali che la mente spontaneamente produce in ciascuno.
Lo Yoga ci sostiene con le sue tecniche nel processo di stimolazione delle qualità creative. Queste ci consentono una rigenerazione di cui non possiamo fare a meno. Provare a rimanere puliti nella mente senza meditazione è come rimettere i vestiti usati pretendendo che siano puliti senza averli lavati. Quando il ciclo vitale dell’individuo viene ristabilito sapientemente attraverso le tecniche, lo studente viene messo in condizione di ripulire la mente. Nella mente si genera così uno spazio che diventa aperto al flusso della vita. Nuove opportunità affiorano da un contenitore dimenticato offrendosi al tempo che stai vivendo. Senti rilassamento e lucidità che ti aiutano ad assolvere i tuoi compiti con efficienza e la matassa si sbroglia. Allora tu diventi il tessitore della tua vita e la trama che si produce è espressione della tua naturale bellezza. Così facendo potrai forse realizzare i tuoi obbiettivi o acquisire la serenità di chi sa di averci almeno provato.
Hari Simran
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Messaggio per un 2009 pieno di consapevolezza
L’anno che è oramai alle nostre spalle
ci ha richiesto impegno e energia. Alla fine le difficoltà
lasciano il posto alle soluzioni. Le soluzioni non sono solo il frutto
delle nostre azioni ma anche del modo col quale le abbiamo compiute.
A volte una quantità omeopatica di energia può stimolare
un complesso di azioni riflesse che può a sua volta rivitalizzare
un intero sistema. Tuttavia l’impegno si applica attraverso
un continuo fluire energetico e fare questo comporta un impiego costante
di energia.
Ora che ci siamo esercitati o abbiamo dovuto esercitarci
in tutto ciò durante il 2008 possiamo guardare a ciò
che sarà il nostro lavoro durante il 2009.
La parola chiave che permette di entrare nel vivo della tematica di
quest’anno è prosperità. In genere
nella società odierna la parola prosperità è
sinonimo di ricchezza materiale ma nello Yoga intendiamo con questo
termine una ricchezza che riesce a coprire ogni nostro bisogno nel
momento in cui intraprendiamo un’azione.
La prosperità non è possedere qualcosa
di specifico ma poter contare su tutte quelle risorse che l’insieme
delle sfide quotidiane richiede. La vera prosperità non è
la ricchezza di uno ma la ricchezza di ciascuno, di tutti. Infatti
chi detiene questo flusso di prosperità, proprio perché
la sua caratteristica è il fluire, il condividere e il progredire,
riconosce come sua attitudine il servizio dell’Umanità.
Se volete sapere qualcosa circa il percorso di un insegnante
chiedetegli se e quanto si è dedicato al servizio disinteressato.
La conoscenza non basta per costruire una relazione armoniosa con
la propria anima, ci vuole una pratica costante di seva. Il corpo
e la mente sono fatti per permettere all’anima di risplendere
al di là di ogni ombra della vita: entrambi sono al servizio
dell’anima. Quando passeremo attraverso il passaggio della morte
l’anima e il corpo sottile saranno passeggero e veicolo mentre
i restanti otto corpi del nostro sistema si disgregheranno.
La prosperità è qualcosa che si rinnova ogni giorno,
essa viene a noi per sostenerci e per farci strumenti stessi di prosperità.
Dobbiamo sviluppare quelle qualità
che ci consentono di volgerci in ogni direzione e vedere Dio lì
dove volgiamo lo sguardo.
Questo è il senso del mantra Wahe Guru.
Ci impegneremo quindi ogni giorno per ridurre le distanze che si sono
formate con i pregiudizi e con le sconfitte del passato.
Guru Amar Das ha semplificato la cosa istituendo
le cucine gratuite: ancora oggi potete entrare in un luogo di culto
dei Sikh e offrire una piccola somma, qualcuno raccoglierà
l’offerta e acquisterà il cibo che verrà distribuito
in spazi coperti al di fuori del tempio. Sapete, si tratta di sedere
tutti insieme e venire serviti in modo semplice e rispettoso, potete
mangiare quanto volete e nessuno vi chiederà niente: non è
un luogo per poveri, è un luogo per tutti e tutti sono invitati
ad andarci, in verità, se si ha intenzione di andare al tempio,
bisognerebbe passare prima per questo posto perché condividere
in modo egualitario tra esseri umani è la condizione per poter
accedere all’Uno indivisibile. Molto semplice: un’azione
molto semplice che vale più di tante altre azioni e ti proietta
in una dimensione ideale per vivere la vita.
Il corpo sottile è il fedele compagno dell’anima
e veicolo di consapevolezza.
Guru Tegh Bahadur, il nono Guru del lignaggio dei
Satguru, fu chiamato a dare di più perché chi non voleva
condividere aveva lanciato la sfida e pretendeva un sacrificio: tranquillamente
diede la vita per nutrire l’Umanità e ridurre la distanza
col destino di felicità cosciente che è il destino collettivo.
Il numero nove rappresenta numerologicamente il corpo
sottile che è ancora una manifestazione di separazione per
quanto molto sottile: esaurire il percorso di consapevolezza, la morte
di Guru Tegh Bahadur rappresenta questo, permette di aprirsi alla
radianza, di unirsi con la coscienza universale. Allora proviamo a
diventare più sottili e a capire meglio ciò che sta
accadendo in noi e intorno a noi. Possiamo farlo soprattutto se impariamo
a servire, se quindi impariamo ad ascoltare il bisogno di amore, di
incoraggiamento, di serenità, di speranza, di pace, di cibo
e di cibo condiviso che emana da ciascuno.
La vera meditazione è lo Yoga del servire
e andare attraverso ogni forma di riconoscimento che vogliamo ricevere
fino a raggiungere, e lo possiamo fare solo attraverso la pratica,
uno stato di purezza in cui l’azione si completa senza bisogno
di alcun riconoscimento se non quello immediato della coscienza stessa
di chi questa azione la compie.
Per darci una direzione più sicura verso la
prosperità vi consiglio di praticare il mantra Har Har Har
Har seguito dalle otto espressioni divine Gobinde, Mukande, Udare,
Apare, Hariang, Kariang, Nirname, Akame. In questo mantra composto
di nove parole Har definisce uno spazio quadrato all’interno
del quale si compie l’offerta sacrificale dell’anima:
la creatività si dispone richiamando la forza trascendentale
dai quattro chakra dell’Universo e la espande verso le otto
infinite direzioni o otto qualità del Divino. Come una divinità
che sedendo su un felino che emette quattro ruggiti esegue una danza
con le sue otto braccia brandendo otto attributi.
Coraggio! Intraprendiamo con sorriso e intensità questa strada
e incamminiamoci insieme verso il 2009.
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